Bio&Logico

Oggigiorno, molti di noi si impegnano ad includere un numero sempre maggiore di alimenti biologici nella propria dieta quotidiana e ciò avviene per una serie di ragioni:
  • riteniamo che l’agricoltura biologica sia più sostenibile per il pianeta, rispetto a quella tradizionale;
  • siamo consapevoli che questi prodotti contengano meno sostanze dannose (come ad esempio, pesticidi o residui di erbicidi);
  • perché pensiamo che questi cibi siano più gustosi o più nutrienti rispetto ai non bio.
Nel complesso, pertanto, pensiamo che questi alimenti siano migliori per noi, per i nostri figli e perfino per i nostri animali!
  
I critici sostengono che sia solo una questione di marketing
Quello che è vero, tuttavia, è che l’acquisto di alimenti bio è in costante incremento; addirittura, questo risulta essere il settore dell’economia alimentare a più rapida crescita. 
  
Nel tentativo di riordinare le idee circa l’alimentazione a base di cibi biologici ed i vantaggi effettivi che questi hanno sulla salute umana, l’Unità Scientifica del Servizio di Ricerca del Parlamento Europeo ha revisionato numerosi studi di recente pubblicazione incentrati sull’impatto che gli alimenti bio e quelli convenzionali hanno sulla salute umana. Gli Autori riportano che gli studi focalizzati sul legame diretto tra alimenti biologici e salute umana sono piuttosto limitati e che quelli pubblicati danno risposte ambigue o comunque deboli su molte questioni.
Tuttavia, essi hanno identificato tre punti chiave, a riguardo dei quali una forte evidenza scientifica supporta la superiorità degli alimenti bio e delle pratiche di agricoltura biologica nei confronti della salute pubblica. In particolare, questi punti riguardano: residui di antiparassitari, batteri resistenti agli antibiotici ed esposizione al cadmio.
  
Numerose ricerche hanno collegato l’esposizione a residui di pesticidi e questioni di salute umana e, tra queste, studi clinici associati al glifosato, per esempio. Alcune delle più note prove scientifiche di questo rapporto suggeriscono che l’esposizione ad alcuni specifici insetticidi artificiali abbia effetti negativi sul nostro organismo e suggeriscono che, se gli agricoltori convenzionali adottassero gli strumenti e le competenze necessarie a produrre alimenti senza pesticidi artificiali persistenti (che chi produce in regime di agricoltura biologica già utilizza), l’intero sistema alimentare diventerà più sicuro.
  
L’Unione Europea, infatti, si sta adoperando attivamente affinché vengano ridotti i rischi e gli impatti sulla saluta umana dovuti all’impiego dei pesticidi; parallelamente, questa sta promuovendo l’adozione di una gestione integrata dei parassiti e di approcci o tecniche non-chimiche alternative ai pesticidi per tutti gli agricoltori (Direttiva 2009/128/CE).
  
L’altra questione riguarda la somministrazione di antibiotici a bestiame in salute, al fine di prevenire potenziali infezioni e far si che gli animali crescano più rapidamente: pratica, questa, ammessa in agricoltura tradizionale ma non in quella biologica, in cui gli animali possono essere trattati con antibiotici esclusivamente all’insorgenza della problematica e per tempi limitati.
È ben documentato che l’impiego routinario di queste sostanze negli allevamenti contribuisca allo sviluppo di microrganismi resistenti agli antibiotici che possono provocare nell’uomo patologie contro le quali gli antibiotici standard non hanno più effetto. Gli Autori di questo report sostengono che le prove effettuate sostengono l’ipotesi secondo la quale mangiare carni e prodotti di origine animale biologici (rispetto a quelle convenzionali) possa aiutare a ridurre il rischio di esporsi a tali germi attraverso gli alimenti. Inoltre, è stato persino dimostrato che i lavoratori delle aziende biologiche abbiano meno probabilità di diffondere batteri resistenti nella comunità, rispetto ai lavoranti delle aziende tradizionali.
Nel 2015, il Parlamento Europeo ha ufficialmente affermato che l’impiego di antibiotici negli animali a scopo di profilassi dovrebbe essere interrotto e, contestualmente, incoraggia tutte le realtà di allevamento a trovare modi alternativi per prevenire le malattie nei loro animali.
  
Infine, l’esposizione al cadmio: l’esposizione dell’uomo a questo elemento può danneggiare i reni, indebolire l’apparato scheletrico ed aumentare il rischio di ammalarsi di alcune tipologie di tumore. Centinaia di studi mostrano come, nella coltivazione del grano, la concimazione a letame per sopperire alla gran parte del fabbisogno di fosfati tende a mantenere bassi i livelli di cadmio rispetto al grano coltivato mediante la somministrazione di fosforo minerale (che spesso contiene cadmio). Altre ricerche, inoltre, dimostrano che i suoli caratterizzati da un maggior contenuto di sostanza organica (un obiettivo primario nelle pratiche di agricoltura biologica) riducono la disponibilità di cadmio per le piante. 
A tal riguardo, nel 2016 la Commissione Europea ha proposto l’introduzione di limiti nel contenuto di cadmio all’interno dei concimi e, contemporaneamente, ha suggerito di ridurre progressivamente questi limiti nei prossimi 12 anni. La proposta è ancora in fase di modifica e pesantemente contestata.
  
In conclusione, pertanto, gli scienziati concordano nell’affermare:
  
IL CIBO BIOLOGICO FA BENE ALLA SALUTE!
  
Nonostante non sia completamente dimostrato che il cibo bio possa o non possa essere più nutriente di quello convenzionale (perché alcuni studi lo dimostrano, altri no), la scienza comunque afferma che mangiare più alimenti biologici possibile possa aiutarci a proteggerci dagli effetti negativi dei residui dei pesticidi, riduca la nostra esposizione a batteri antibiotico-resistenti ed aiuti a diminuire l’introduzione di cadmio.
  
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